#01 Artigianato o arte del fare?


Un primo approccio al mondo del fare: Capire una definizione per riprendere la libertà di non definirti.

Questa rubrica a chi è rivolta? È per l’hobbista, per l’artigiano, per chi ci sta provando, per chi c’è già riuscito. Per chiunque senta la necessità di studiare o ripassare, di analizzare le scelte degli altri e consigliare se necessario. Le realtà riguardo all’artigianato sono piccole, frammentarie. Divise. Questo perché a differenza dei grandi numeri, le collaborazioni sono limitate, le spese iniziali contenute e prima di capire la direzione da imboccare, passano anni tra ricerca, pensiero, analisi di sé stessi e dei propri prodotti. 

Di quello che si vuole raccontare agli altri. Oggi, con tutte queste difficoltà, si è resa più evidente la restrizione sul termine artigiano e artigianato, che ha creato una vera e propria crisi identitaria a tutti quei piccoli progetti che non vedono l’ora di scendere in campo. Il giro di vite legato alla terminologia riguarda soprattutto l’uso a livello comunicativo e commerciale, quindi dove e come scegli di usare certe parole.


Di fatto puoi utilizzare la parola artigiano se sei iscritto all’albo, se la usi in modo scorretto puoi incorrere in sanzioni. Questo serve a distinguere chi crea con un lavoro manuale da chi fa produzioni semi industriali e usa artigianale per spingere il proprio brand. Meglio forse dire, chi ha una produzione propria e limitata, non subordinata ad altri che montano insieme i pezzi. Anche se molte situazioni, sul piano logico, restano contestabili.


Il panico generale ha colpito principalmente tutti quelli della lega pulcini, di cui anche io faccio parte. Quei progetti che stanno cercando un punto in cui potersi radicare e iniziare a svilupparsi in maniera lineare, cercando di spostarsi dalla zona grigia dell’hobbista, alla consolidazione nell’albo. Ma se non viene permesso di identificarsi con l’artigianato, noi che lavoriamo con le mani, cosa ci resta? La parola artigianato è sempre stata larga, dentro ci stava di tutto: artisti del fare, creativi, professionisti. Dalla sarta al falegname, fino a chi costruisce, sperimenta, produce. Se mi fermo alla definizione base — lavoro manuale, oggetti vendibili e replicabili, processo non industriale — sto solo descrivendo una funzione. Sto definendo esattamente dove collocare un mestiere in una categoria.

Questo cambiamento normativo, che ha riportato l'attenzione sul significato e sull'utilizzo del termine artigiano, non deve essere per forza considerata come una cattiva notizia. Permette a tutti coloro che vogliono iniziare e muovere i primi passi, di tracciare fin da subito una linea da seguire, meno generalista del termine artigiano. Ecco, io quella parola, l’ho sempre vista come quella che identifica il MAESTRO. Ti definisce quando sei diventato un punto di riferimento, quando il tuo lavoro è così eccellente e le tue conoscenze così ampie, che per te, quel mestiere, i materiali che usi, la visione complessiva che hai, è un trecentosessanta gradi. Completa. La vera Eccellenza Artigiana scolpita nel mio bagaglio culturale.

La definizione di questa parola diventa pura e semplice burocrazia, iscritto o non iscritto all’albo. Sei tu che la arricchisci di significato nella maniera a te più congeniale. A cosa serve questa piccola analisi. Quando si avvia un progetto creativo, che fluisce in un prodotto reale che cerca di autofinanziarsi, che sia un hobby della Domenica o che si provi a renderlo un’attività, ci si sente obbligati a definire in primis la propria individualità. 

Nell’ultimo mese, ho visto centinaia di POST sui social, di persone che hanno cambiato la propria definizione progettuale, il proprio modo di vedersi. Obbligati dal fatto che l’avvenimento ha posto loro una domanda fondamentale: Cosa sto facendo? dove mi posiziono?

Alcuni hanno seguito il filone della rabbia incontrollata legata al no sense logico dell’etimologia, altri invece, si sono scavati dentro per trovare una risposta a una domanda che fino ad allora avevano evitato, poiché si erano inseriti automaticamente nella comfort zone legata al termine artigiano. All’inizio si cerca di riportare la tua definizione al mestiere. Chi lavora con ago e filo è una sarta, chi lavora il ferro un fabbro, e così via. Per tutti quelli che invece lavorano su più discipline? A cui nessuno ha mai dato una definizione precisa per quello che fanno? È difficile ricollegarsi ad una categoria dei mestieri, diventa una nuova terra di nessuno che tende in maniera naturale a venire assorbita dal termine artigiano.
 
Qui faccio la mia proposta. Oggi hanno inserito una definizione, simpatica, alternativa per chi partecipa ai mercatini hobbisti, per distinguere tra collezionisti e, passatemi il termine, Artigianini. OPI: Operatori del proprio ingegno. Come mi piace questa definizione! Più la ripeto e più mi piace. All’inizio sembra svilente come termine, l’asso pigliatutto. Disegni? Non sei un disegnatore, sei un operatore del proprio ingegno. Lavori la carta? Operatore del proprio ingegno. Costruisci fichissimi robottini e lampade con materiali vari? Ingegno. Anche se taglia da una parte, ufficialmente raccoglie davvero tutto, ma con uno stile che lascia aperte infinite possibilità.

Noi tutti ci portiamo dietro più di un’identità creata dall’insieme delle nostre esperienze, in continua evoluzione. Io nasco scenografo, ho lavorato come attrezzista, sono un appassionato di maschere, ho fatto arte, ho insegnato, realizzo gioielli in carta. Sono un teatrante, dal punto di vista tecnico. Unisco tutti questi aspetti e inizio ad operare. Usando la testa, le mani si muovono per creare ciò che tanti definiscono “ingegnoso”. Ho sviluppato un mio linguaggio che si è espresso in una tecnica decorativa, ho costruito un carretto che si trasforma in bancarella, ho trovato modi alternativi per esplorare i market. Ho pensato a un modo per crescere, solo usando il mio ingegno. 

Quanti hanno fatto lo stesso ragionamento. Mi serve un espositore? Non devo acquistarlo, mi ingegno per trovare una soluzione adatta alle mie esigenze! La creazione è la naturale conseguenza che dimostra le tue effettive capacità. Quanti arredano i propri banchi o le proprie botteghe con quell’estro dirompente che è l’ingegno. Quel limite così sottile che gioca sulle parole, ma in grado di tracciare solchi profondi che ispirano la nostra creatività mostrando una magnifica strada da seguire. Penso sia un buon inizio per arrivare ovunque. Qualcuno l’aveva pensata prima e secondo me l’aveva pensata bene. Aveva visto il potenziale giusto in quelle quattro parole. 

Non una nuova etichetta, non un Artigiano 2.0. 

Non un nome, ma un modo per comprendersi e muoversi in un ambiente nuovo, con consapevolezza delle proprie capacità, lasciando spazio di manovra per potersi prendere col tempo un nostro riconoscimento nominale. Artigiano racchiude in sé l’arte del fare. Del saper fare. Se è il punto massimo di arrivo non ci rappresenta ancora. Se è vero che non si smette mai di imparare, nemmeno. Per questo operatore del proprio ingegno ci accoglie con dolcezza, racchiude tutti gli inizi. E il finale dipende da quanto continuiamo a usare la testa. 

Credo sia un buon abito, per chi è ancora confuso e indeciso, da poter indossare mentre costruiamo il nostro percorso. 

Conclusione 


Userai la parola artigiano mentre tenterai di coronare il tuo sogno? Assolutamente. Sarà complesso trovare sempre alternative quali: realizzo monili e manufatti artistici, mentre chiacchieri con le persone. Ti peserà dire sempre disegnato o fatto a mano, soprattutto in quei contesti dove il limite tra ideazione e riproducibilità tende a mischiarsi. Ti aggancerai alla parola artigianale quando capirai che ti servirà per far entrare subito qualcuno nel contesto giusto, all’occorrenza. 

D’altronde, la questione nasce soprattutto quando il termine viene utilizzato in ambito commerciale e promozionale. Per molti piccoli progetti il confine pratico resta ancora poco chiaro e sarà il tempo a mostrare come queste disposizioni verranno applicate. Spesso e volentieri usare il termine artigianale, sarà il modo più rapido ed elegante di raccontare il tuo progetto e il tuo lavoro. Ma non per forza dovrà essere l’unica parola in cui si è obbligati a riconoscersi. 

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