L’artigianato può aiutare il nativo digitale?

 Nella testa ho questa immagine:

Il mio blog come una bancarella digitale. In un angolo della strada. Uno strillone con cappellino e abiti logori che urla ai passanti il titolo del proprio giornalino scritto e stampato di suo pugno. “Appunti sparsi da una bancarella! Venite a scoprire se l’artigianato ha il potere di farvi staccare gli occhi dagli schermi!”

E’ finito Agosto. Ho ufficialmente concluso il mio primo anno di pedalate full time, produzione costante senza distrazioni e chiacchiere da bancarella per concludere vendite ostiche. Come per ogni progetto, finito l’anno si tirano le somme, stessa cosa vale per questo luogo fatto di parole.

Quando ho avviato il tutto, stavo cercando uno mio spazio per non odiare internet. Come ogni idea senza una direzione, mi sono lanciato nei racconti delle giornate lente ed esilaranti, riflessioni partendo dalla bancarella come una finestra sul mondo che ci rappresenta. Condito da qualche articolo con un nuovo approccio di pensiero se qualche artigiano avesse voluto lanciarsi nella stessa avventura.

Mi sono reso presto conto che artigiani aperti al dialogo se ne incontrano pochi, e sia l’economia dell’attenzione che la pigrizia nella ricerca della risposta rapida anche se inefficiente, ha travolto anche noi artisti del fare come una tempesta in mare aperto.

La differenza sostanziale tra piattaforme in effetti rimane solo chi abita quel dato contesto digitale. L’immagine idealizzata che ci siamo cuciti in volto, ci spinge a pavoneggiarci su Instagram con i caroselli, nasconderci dietro al dito per curiosare Facebook, sfogare la nostra opinione malsana su Threads/X senza paura di giudizio alcuno. Prepararci il caffè da sorseggiare per leggere il nostro articolo preferito su Substack e annuire con fare intellettuale. Poi in sordina pubblichiamo foto di gatti e piccole lamentele per cacciare qualche cuoricino mentre bestemmiamo mentalmente quando incontriamo un articolo che vuole venderci qualcosa.

Visto che alla fine a tutti fa piacere che il proprio lavoro non venga buttato nel gabinetto, ho deciso di provare una direzione diversa, proseguendo dall’articolo della settimana scorsa e capire se una possibile direzione sia proprio nel condividere l’esperienza di un artigiano da strada al nativo digitale, ossia per chi non si è mai mosso dal suo schermo composto di pixel.


Immagina la piazza del mercato. Io ho sempre in mente Porta Palazzo.

Se in una piazza ci sono trenta banchi di alimentari, ognuno con una categoria merceologica e tu puoi scegliere da quale servirti, è diverso che pensare ad una piazza affollata da millecinquecento persone che urlano tutte insieme chiedendoti di comprare il proprio mazzetto di prezzemolo.

In questa piazza, tu sei esattamente uno dei tanti strilloni con il tuo banchetto. Sì, proprio tu che hai dieci, cento, mille follower. Qualunque numero sia, sono abbastanza per strapparti il sorriso, mai abbastanza per sentirti davvero orgoglioso. Vorresti di più e hai ragione a farlo. In un contesto competitivo, gli unici ad essere impassibili sono quelli che hanno il loro lungo banco affollato da prima che tu nascessi.

Questo è quello che succede sul social. Con una notes, con gli articoli, in ogni piattaforma che ti chiede di essere performante. Infinite persone che urlano e si accalcano. Che pretendono o sperano che tu vada a spendere quell’euro del tuo tempo per apprezzare il loro mazzetto di prezzemolino. E per farlo producono volantini su volantini che letteralmente lanciano in aria, uno, due tre, anche dieci al giorno. Una spazzatura che riempie le strade con la speranza che il vento li sbatta in faccia all’interessato.

Una serie infinita di caos senza senso. Poi ci lamentiamo di avere un sovraccarico cognitivo. Se fosse reale, tu dentro quella piazza non ci metteresti piede.

Lo spazio cliente ed espositore non esiste più e oggi possono partecipare tutti. Con il mercato dell’IA all’ingrosso che ha aperto le porte anche a Gigio Bagigio che non sa distinguere un cactus da una verza. Eppure, adesso è lì anche lui. Con un mazzetto di cactacee in mano perché non ha capito che quel che offre non è cibo, ma una pianta ornamentale. Neppure ha la decenza di travasarla in vaso. La serve così, con le radici sporche di terra. In attesa di morire.

Chi vince in tutto questo? Perché mentre i banchi di alimentari sono in difficoltà e la concorrenza diventa spietata, appare il carro delle meraviglie che propina l’Elisir d’amore. Quello che per uno zecchino, regala un sorso di fama, fortuna e gloria. Eterna giovinezza, pelle liscia e naturale, una taglia aggiuntiva di coppa o un righello con più tacche ed egual misura, per vantarsi della crescente virilità.

Qui prova a risolvere il pensiero della strada. Partecipare al mercato, non significa che bisogna essere per forza tutti venditori. Si può passare al banco, fare due chiacchiere e raccontarsi qualche barzelletta. Si fa la propria spesa di cultura, si soddisfa la fame e si torna a trovare chi quel mercato lo rende vivo facendolo di mestiere.

Rimanere in veste di clienti, passeggiatori e curiosi, spesso è più soddisfacente che tentare la strada del successo ad una gara dove si spera di vincere urlando più forte. Anche perché i problemi veri, quelli all’ordine del giorno come il meteo, il cane che piscia sul gazebo e il barbone in attesa in fondo alla strada, alla fine a te non toccano nemmeno da vicino. Col risultato che si finisce solo a togliere attenzione a quelle bancarelle che stanno provando a crescere per offrirti un prodotto di qualità.


Perché ho deciso di affrontare questo argomento?

Spesso per primo ho utilizzato più energie di quelle che mi aspettavo per scrivere articoli che interessassero a pochi. Sono stato trascinato dall’impellente necessità di sfogare il mio pensiero e abbattere la solitudine del banco (che non è un male). Benché questo svago mi abbia permesso di approfondire ragionamenti per la mia attività alla ricerca di nuove soluzioni, ciò non toglie che il mio sia solo un passatempo. Mi chiedo alla fine, se non abbia più senso lasciare maggiore spazio a chi merita davvero una possibilità senza intasare troppo il web, perlomeno evitando tutte quelle micro interazioni che servono a poco e nulla.

Ora il mondo fisico mi richiama all’ordine. Settembre ci ricorda che bisogna fare le scorte per l’inverno. Produrre a testa bassa e prepararsi al cambio di stagione.

Dal FA CALDO al FA FREDDO.

Quindi sarò sicuramente meno presente, limitandomi a fare il mio. Qualche articolo è già pronto in canna, altri sono scarabocchi dispersi nella sezione bozze. Anche prendersi del tempo per riordinare le idee diventa complesso.

Non so ancora cosa diventerà questa bancarella digitale; intanto torno a fare il mio mestiere e se hai voglia di darmi qualche suggerimento, libero di commentare. Se mi segui da po’, non ti voglio lasciare senza il mio personaggio della settimana.

Oggi sei libero di creare tu la descrizione. Io faccio solo presente, che spesso le cose che ci appaiono più assurde, non sono quelle fatte per tirar su i like, ma quelle vissute in maniera naturale, tutti i giorni.

A presto.

- Stefano

Per passare a trovarmi, trovi le date sul sito e sui social di FUORIEPOCA.

(Giuro che le aggiorno in settimana)


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