Due intrusi a PIANTALA
Buongiorno e ben ritrovati!
Questa fine settimana ho partecipato all’evento Piantala tenutosi alle OGR di Torino. Una storia con una narrazione affascinante. Evento incredibilmente efficiente e un esperimento alternativo per la mia impostazione da guerriero dalla strada.
Trenta ore di esposizione totale in tre giorni. Tanta fatica e un gran mal di schiena. Non mi è dispiaciuto stare al coperto con il bagno accanto al culo, ma la distanza tra me e una sigaretta, condita dalla mancanza di luce naturale, l’ho patito. Mi ha ricordato quando lavoravo in teatro, che si dava uno sguardo al cielo chiaro del mattino prima di entrare a lavoro e la sera uscendo, ci si trovava di nuovo catapultati nella notte.
Cominciamo dal principio. Le OGR - Officine Grandi Riparazioni è un ex-complesso industriale ferroviario nato nel fine ottocento, disallestito e ribonificato per renderlo uno spazio, diciamocelo, dall’aria fighetta. Seguendo il trend della City.
Partendo da questo presupposto, capite che andare a presentarsi all’entrata del carico e scarico, in bicicletta con appresso un cassotto scassato e cigolante, ha mandato in confusione la guardiola di servizio.
"Ma lei chi è? Dove sta andando?”- “Ciao, scusa. No!!! Non te l’hanno detto? Dico sempre di avvisare chi sta di servizio. Sono un espositore Green con un nuovo tipo di banco mobile sulla città di Torino.
Accigliato mi apre il cancello e posso montare, scorrazzando nei cortili del complesso.
L’evento si è svolto nell’ampio spazio del binario uno. I ragazzi erano ben organizzati, una marea di piante e vasi. Una gigantesca area allestita di verde, in cui si respirava veramente bene in questa felice oasi nel grigio Torinese. Ci sarà stato più ossigeno del solito.
Eravamo pochi banchetti espositivi. Ho subito fatto amicizia con la mia nuova socia d’evento Marzia, surface designer. Abbiamo creato una piccola isola schiena a schiena, per evitare gli imbranati e i maleducati, che come l’acqua, trovano sempre un modo per infilarsi dappertutto e camminarti sulla schiena.
Ci siamo dati manforte e coperti le spalle per le pause bagno, fino all’arrivo di Eleonora che mi raggiungeva in rinforzo, permettendomi di andare a fumare di straforo. Abbiamo chiacchierato un sacco. Mi ha ricordato i tempi della scuola, tipo i compagnucci di banco, ma con argomenti da adulti.
Abbiamo avuto modo di parlare delle robe più svariate, attività commerciali, i nostri lavori, il lavarsi bene i denti per evitare un domani tra scegliere se acquistare una macchina nuova o un impianto dentale, discorsi da futuro prossimo e così via. E’ stato divertente. Ho scoperto che anche Marzia decreta a fine giornata il personaggio strano della giornata e ci siamo messi a ridere.
Fine evento, avevamo creato il nostro salottino a tre, mancava solo un calice di vino e le patatine al banco. Sicuramente può nascere qualche bella collaborazione. E come ho detto anche a Marzia, fortuna che ci siamo trovati. Pensa che due coglioni se ci fossimo stati sulle balle. Sarebbe stata una tortura.
Ma parliamo dell’evento.
PIANTALA come ho detto, è ben organizzato. Con una mentalità che ho apprezzato molto. Essendo un evento con prodotti organici e viventi, non c’è un ricarico costante. Ossia: il numero di piante è calcolato per numero di visitatori.
Venerdì hai ampia scelta, Domenica trovi quel che è rimasto.
I Torinesi sono stati molto ligi nelle prenotazioni, soprattutto quando l’ingresso è gratis, mica siam fessi! Hanno superato ampiamente il margine standard di percentuale di presentazione e la Domenica il salone era praticamente vuoto. A fine giornata, dall’originale foresta in cui eravamo avvolti, siamo rimasti solo noi banchetti, qualche papaia spiumata male, quelle finte palmette da spiaggia, succulente in vasetti di terracotta e piantine di basilico sfigate e mogie pronte per il pesto.
Seguendo le giornate di ingresso, Venerdì si sono presentati i visitatori INVASATI con il pollice verde, chi arriva prima, meglio alloggia. Intenti a caricarsi più piante di quelle che riuscivano a trasportare, diretti su specie particolari, difficoltosi da reperire nei vivai. E fin qui aveva tutto aveva un senso.
Sabato a seguire, arrivano quelli che comprano la pianta, una volta l’anno. Controlli incrociati su Google e Chatgpt, per valutare quanto sarebbero stati in grado di mantenere in vita la poverina finita nelle loro grinfie. Analisi con lanternino, foglia per foglia come se decretasse la presenza viva e di nobile aspetto del vegetale. Valorosi e inetti, che consci della loro incapacità nell’arte dell’annaffiatura, prediligevano l’acquisto di piante edibili quali salvia e rosmarino.
Della serie, “vabbuò, massimo me la magno.”
L’anno prossimo almeno, possono fare un nuovo acquisto senza aver la scusa di aver fatto morire la disgraziata, destinata al tavolo della cucina.
La Domenica. Ragazzi, la Domenica è stata uno spettacolo. Si poteva vedere Priscilla dall’ingresso. Il che racconta quanto fosse rimasto.
Chi è arrivato aspettandosi la foresta pluviale, è andato via abbastanza deluso. Probabilmente avevano letto male la locandina o si aspettavano un refresh delle piante, come avrei pensato io, lo ammetto. Fatto sta che molti hanno passeggiato nel salone masticando bestemmie e pensando che fosse un evento scarsino. Alla fine, li vedevamo passare mogi, con in mano un vasetto decorativo. Cactacee mini destinate a finire sulla scrivania, come premio di consolazione.
Mentre vedi una macchina come questa che gira come un ingranaggio ben oliato. Sono arrivati LORO e ci hanno fatto scompisciare.
Capitan Muffin e Sergente Banana.
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Piccoli, esuberanti e fantasiosi. Due vivaci bambini che correvano tra le foglie e gli arbusti. Indossando scatoloni come elmi da battaglia, autonominatosi in base al loghetto stampato impresso. Si sono lanciati in quel mondo vegetale degno di un shooting cinematografico senza paura.
Momenti di panico per la security e per chi gestiva le entrate. Dentro, fuori. Ridevano e ghignavano. Affrontando avventure che vedevano solo loro. Erano indomabili. Schivavano tutto, affrontando mostri e chissà che altro. In mezzo a quel caos, forse i più sani. Quel piccolo set creato per la vendita, se lo stava godendo in maniera così candida. Ci ha fatto tornare tutti un po’ bambini. Difficile decidere di fermarli.
Forse se anche noi adulti tornassimo a riassaporare quelle esperienze, magari andrebbe così.
"Siete stati a PIANTALA? Che avete preso?” -“Niente, però abbiamo sconfitto un drago!”
Ridi e scherza, anche per noi è stata un’esperienza e il tempo è volato.
Tempo di andarmene, ho mandato in confusione l’organizzatrice, che non aveva ancora assimilato a detta sua questa cosa: il mio “vado a prendere la bici”, significa che sto caricando tutto l’allestimento.
Per concludere l’evento, mi son fatto cazziare pedalando nel binario dalla sicurezza per andare a recuperare Priscilla.
“Ma cosa fai?”“Scusa, ho la bici perché devo recuperare il carretto”
Pensando che anche lui non fosse stato avvisato e fossi uno che entra di straforo.
“Ma mica puoi andare così, pedalando.”
Mi guardo attorno. Hangar vuoto. Pavimento in cemento. Sono dentro un ex complesso in cui probabilmente saldavano i vagoni ferroviari che avrà visto più dita mozzate di un film di Tarantino.
“Se lo dici tu”.
Rimane questa riflessione.
Priscilla e il mio modo di agire, in fondo, si riflettono perfettamente in quel contesto. Siamo entrambi FuoriEpoca. Possiamo definire una ex officina ferroviaria uno spazio culturale e un carretto una “green station mobile”. Possiamo cambiare la rappresentazione quanto vogliamo, ma è la nostra natura che continua a disegnare ciò che siamo.
Questa settimana ringrazio,
Marzia per avermi tenuto compagnia, trovate le sue bellissime grafiche al sito ufficiale Purpurrì Lab,
Eleonora che mi porta il pranzo e mi da sempre manforte,
Tu lettore che mi sopporti ogni Lunedì.
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Settimana prossima mi trovi, se tutto va bene in
Via Garibaldi Venerdì e Domenica, solo pomeriggio perché sono cotto.
Sabato in Via PO.
- Stefano



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