Non sono una persona invidiosa, ma.... Guida pratica del rosicatore da bancarella, digitale e non.
Ci sono situazioni in cui bisogna fermarsi.
Non per riflettere. Solo per aspettare e metabolizzare quello che sta succedendo.
Ieri ero al San Salvarium Emporium. E' un evento con un suo costo. Ti aspetti un certo tipo di pubblico e un determinato rispetto per i valori dell’artigianato. Invece il pubblico e le domande sono sempre le stesse. Adesso anche chi fa illustrazioni si ritrova con una caduta di palle costante:
- Ma li fai tu? - Quindi non sono fatti con l’IA? - Come li fai? -
Caccia alle streghe, come la stanno definendo tutti.
Però risolto il dilemma, accompagnati dalla bravura indubbia degli artisti e un’abilità eccelsa nel gestire le persone, i clienti si convincono e la loro giornata è volata. Con un tanto di standing ovation per il loro bellissimi lavori. Dove io per primo mi sarei comprato mezzo banco da appendere in casa.
Il problema, mentre vedi che qualcuno che se la cava, per quanto cerchi di essere razionale e pensare al tuo, nasce un senso di invidia naturale ed involontario che, a te che guardi dal banco a fianco, rimane addosso. Ti segue fino a casa, per tutto il tragitto. Il caldo anomalo di Settembre ti prosciuga l’anima, i falsi piani torinesi diventano salite, le linee dei san pietrini voragini larghe e scavate. Priscilla un barilotto fiacco, grasso e pesante da trascinare.
Ti devi fermare un attimo in mezzo a Piazza San Carlo, per ricordarti la bellezza di girare con spavalderia per le strade storiche con carretto assemblato a mano, che due anni fa avevamo timore esplodesse alla ventesima pedalata.
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Ognuno di noi ha giornate in cui ci si sente forti, altre in cui ci si sente scarsi. Dopo un anno full time, ho imparato a non prendermela più di tanto con l’ignoranza della gente e di lasciar perdere le persone particolarmente frustrate e maleducate.
Però ammetto, di provare questo senso di invidia, spesso e volentieri, per chi fa meglio di me. Anche per azioni che in fondo so non aver voglia di coltivare e portare avanti. Come guardare da fuori una vetrina e pensare che al suo posto potrei esserci io. Se avessi le risorse, le possibilità. A volte anche solo il coraggio. Un poltronaro che guarda l’atleta pensando che vorrebbe avere il suo fisico, ma non è disposto a fare la dieta né muovere il culo.
Mentre trascorre la giornata di market cerchi soluzioni mentali, pensi che per il loro prodotto è il periodo giusto. Probabilmente hanno consumato meno energie per la produzione in settimana e oggi sono freschi e brillanti. Gestiscono i social in maniera eccellente. Pubblicano con una costanza mantenendo caldo l’algoritmo. Tutto quello che realizzano sembra un centro perfetto nel bersaglio. Ti convinci che la loro sia una capacità innata e sia acquisita per diritto di nascita.
So di non essere l’unico che butta un occhio sul movimento attorno agli altri banchi. Non sono l’unico che a fine giornata, oltre a farsi i conti in tasca si mette mentalmente a farli anche nelle tasche degli altri. Cerchi infinite conferme che se a te non gira sempre bene, deve essere così per tutti.
Percepisco di non essere il solo a provare una certa invidia. No. Voglio pensare che anche gli altri. Anche se si fa fatica ad ammetterlo. Lo vedi in strada e lo leggi su internet, nei forum. Sulle newsletter. Apri un social, vedi che qualche profilo emerge e vorresti che fosse il tuo. Forse è uno dei drammi della nostra epoca. Una competizione anche quando non c’è una gara in corso. Solo tanti percorsi diversi con diversi risultati. Però intanto vai avanti con la bile dell’invidia che corrode gli organi dall’interno. Senti di perdere quel senso di gioia e di avventura con cui avevi iniziato.
Infine ti svegli al mattino. Dopo un buon sonno e la mente chi riassembla una realtà migliore di quella che avevi demonizzato. La schiena non fa poi così male, i piedi doloranti un ricordo e quel senso di ottundimento era solo stanchezza.
Smetti di viaggiare con la fantasia e ripensi alla chiacchierata con chi avevi idealizzato. Ti concentri perché vuoi imparare da loro. Vuoi crescere ed è giusto seguire chi, passi sulla sua strada ne ha fatti di più ed è arrivato più lontano.
Ripensi ai problemi che ti hanno raccontato. Le giornate passate ad imbustare i poster, il tempo perso, i guadagni al limite. Le stesse insicurezze, le stesse difficoltà. Apri di nuovo un social e guardi bene un profilo. L’incrocio tra piattaforme è un fallimento e il numero di follower da bassa attenzione non taglia il traguardo del progetto principale, che rimane sperduto e abbandonato.
Probabilmente ogni tanto anche loro sono perseguitati dall’invidia quando guardano altri che riscuotono i complimenti. Solo che sanno conviverci meglio, perché hanno più esperienza di te. Sanno che a volte ha più senso fermarsi ad applaudire chi ce la fa, piuttosto che girarsi di spalle tenendo in mano la bandiera dell’orgoglio, pronta da sventolare di fronte ad una nuova critica o al prossimo insuccesso.
Solo fermandomi a scrivere, schiacciando sui tasti con calma per riordinare i miei pensieri, mi rendo conto che l’invidia è solo una gran perdita di tempo. Che il percorso lo stiamo tracciando nella maniera corretta e che chi è cinque passi avanti a noi è solo partito prima, ha già fatto più errori e imparato a renderli una vittoria da portare a casa.
Quindi in questo nuovo anno che si presenta, credo che il mio nuovo obiettivo consista nel sconfiggere questa sensazione che sento nemica. Questa macchia sul vestito che compare quando qualcuno che stimo ha successo. Combatterla e riuscire a portarla dalla mia parte.
Chiedendomi quando arriva. Che cosa vuole dirmi? Cosa deve insegnarmi? Quale nuovo equilibrio deve costruirsi per gestirla con il sorriso sul volto? Pensando che domani c’è solo un’altra normale giornata da cui imparare.
Intanto guardo le cose positive. I miei anelli sono sempre più resistenti. Hanno superato il test del bagno a mare e per distruggerne uno mio suocero ha impiegato otto mesi, usandolo per fare legna, tra vibrazioni della motosega e colpi d’accetta e mazzetta a schiena bassa.
Per un anello di carta, questa sicurezza mentre lo proponi al banco ha un altro impatto.
Ci si vede per Torino.
- Stefano
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