ORIGINALE: Il termine che non ci rappresenta. Ma se mi rappresenta, preferisco che rappresenti qualcun altro.

Stamattina ho tre situazioni che mi rimbalzano in testa.

La prima.

Due maranzini si fermano alla bancarella. Avranno avuto l’età da prima media. Ormai li riconosco. Vestiti di tutto punto in nero con le magliette firmate e i pantaloni della tuta a razzolare come se fossero i padroni del mondo. Escono dal supermercato bevendo i lattini confezionati, quelli delle colazioni d’albergo. Ciò rende affascinante il paragone tra atteggiamento ed età anagrafica.

Visto che mi piace stupire le persone con lo sketch del “Senti il peso della collana”, faccio la spiegazione anche a loro, aspettandomi occhioni spalancati e un “WOW - che Figata!”.

Invece niente. Pensavano che li stessi prendendo in giro. Non riuscivano ad accettare che la carta può essere trattata, modulata, ricostruita. Non comprendevano la differenza tra la fragilità di un foglio e la robustezza di un vocabolario.


La seconda.

Ho riacquisito la mia postazione di fronte al Supermercato, che ha aperto ed è in attività. Il negozio altro non è che uno store di una grande catena, di quelli che fanno concorrenza al Bangladesh sotto casa. Senza insegna luminosa, ma con un logo professionale. Prodotti pronti, cibo scongelato in mostra come gastronomia. Lattine e patatine perfettamente ordinati sugli scaffali. Un traffico di di ragazzini tra i dodici e sedici anni a caccia di schifezze. Ho passato la giornata provando un infinito imbarazzo nel sentire i commenti dei passanti.

“Questo sì che è bello, è molto più fornito di quello in Piazza Castello!” - Una coppia di anziani che discutevano sulla disponibilità dei prodotti.

- “Ma che cosa abbiamo qua? Devo assolutamente entrare.” - Uomo vestito in giacca e cravatta. Esce dal locale con una MONSTERS.

- “Guarda che cosa ti ho trovato!” - Padre di famiglia che si vanta con la moglie della sua nuova scoperta, fiondandosi in cassa per comprare tre piatti di pasta pronta.

Quando è successo che l’avventura più esaltante della giornata si è evoluta nello scoprire un nuovo supermercato? Nell’acquistare una Coca Cola e un sacchetto di patatine?

La terza.

Ho l’incredibile fortuna di fare amicizia con tutti. Domenica ero alla festa del Balon e anche a fianco a banchi che con me non hanno nulla in comune, la storia di Priscilla, il mio prodotto e spero anche la mia personalità, lasciano aperta la porta a racconti, scambi di opinioni e momenti di allegria.

Arriva sempre quel momento strano, dove tutti hanno piacere a darti consigli su come espandere il tuo progetto. Non che siano ragionamenti sbagliati, ma spesso e volentieri di difficoltosa applicazione quando sei una persona sola che si barcamena a gestire tutto.

“Potresti fare la fiera Tal dei Tali dall’altra parte d’Italia.” - Giustissimo. Però tolti viaggio, pernottamenti, materiali, fatica, il costo di una persona che ti da una mano. Non vinci un premio a guadagnare cento se poi ne devi spendere novantotto per avviare la macchina.

“Sarebbe un prodotto fantastico a Berlino” - Interessantissimo. Ma come ci arrivo? Nel senso, non conosco nessuno che abita a Berlino, ne sono molto pratico col tedesco.

“Il turista sarebbe disposto a…” - Credo sia vero, eppure spesso la maggior parte dei turisti che incontro mi sembra molto restio ad aprire il portafogli per farsi il super regalo della vacanza.

Sono ragionamenti complessi, senza necessariamente doversi affacciare alla finestra che butta uno sguardo sul mondo tra marketing e branding. Eppure finito il lancio delle idee, siamo tutti qui. Alla stessa fiera, allo stesso market. Con le stesse impressioni quando controlliamo le tasche per contare quanto entra e quanto esce.


SEMPLIFICAZIONE

Tre letture.

Chi non ha ancora gli strumenti per interpretare. Chi li possiede e rende l’esperienza mediocre una avventura epica. Chi ha la mappa con la destinazione, ma non sa creare l’itinerario di viaggio.

Nella quotidianità rendiamo ogni esperienza qualcosa di semplice con cui confrontarci. Limiamo le difficoltà per poter interagire meglio con il mondo. Lo portiamo al nostro livello e non viceversa. Così tutto inizia a diventare scontato. Approssimativo. I livelli di lettura si intersecano per raggiungere lo stesso obiettivo.

Mentre nel percorso che comprende l’intero viaggio, si scopre che presentare un prodotto nuovo è difficile. “Bello, bellissimo. O-RI-GI-NA-LE”. Ma l’originalità ha un prezzo che la maggior parte di noi non è disposta ad acquistare.

Non a livello economico.


Vogliamo essere diversi, ma non corriamo il rischio di esserlo.

Ci chiediamo se ciò che ci da benessere deve anche essere utile.

Sentirsi belli perde di significato.

Mentre rimaniamo legati alle forme degli altri.

Continuando a semplificare le strade si riducono.

Diventiamo chiusi e ottusi.

Non accettiamo nulla che non abbia un valore che non sia lo stesso per tutti.

Aspettiamo che altri decidano per noi.

Decidano cosa vogliamo essere.

Sognando le vite degli altri.

Ci trasformiamo in creativi senza nessun processo.

Viaggiatori che non pedalano la propria bici.

Vivendo l’intensa esperienza dell’acquisto di un tubo di Pringles.

Dimenticandoci che non sono patate a fette.


Gradirei ora il premio Resto in ramini, come poeta da Supermarket.

Ringraziamenti. Applausi dalla gentile clientela.

Serrande abbassate.

Questa settimana sarò Venerdì e Sabato in Via Garibaldi.

Domenica, evento di Sponda Market ai Murazzi.

Al prossimo Lunedì

- Stefano

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