Ossessione per il meteo - Un argomento per riempire il viaggio in ascensore o una battaglia quotidiana contro la casualità?
Felice di ritrovarti.
Tenere dritta la schiena mentre digiti parole sulla tastiera credo sia una delle sfide più complesse dell’uomo moderno. Sei ti lasci andare senti dolore alla lombare, se ti spingi troppo avanti tira la dorsale. Finisce quasi sempre che per mantenere un equilibrio ricevi un colpo di cervicale secco e rimani lì, dolorante a scuotere la testa con movimenti lenti dando la colpa all’altezza dello schermo.
Sono passati sei mesi da quando la mia Newsletter ha una sua forma grezza. Con costanza, busso il Lunedì alla porta di casa tua per consegnarti i miei pensieri. In questi mesi ho chiacchierato tramite messaggi brevi e gratificanti con una manciata di fedeli ed interessati. Mi fa piacere quando mi sostenete con un cuoricino colorato e i più intrepidi si lanciano in uno scambio di opinioni.
Apprezzo che sopportiate i miei ragionamenti sconclusionati e le mie lamentele contro la gioia che si prova nel vedere file ordinate di cibo precotto. Spero vi possa essere utile lo sguardo alternativo su come mantenere la salute mentale in un contesto storico dove sta succedendo la qualunque. Guerre che ti squadrano dall’altra parte del mondo. Lo stato che decreta che è il momento di rimettersi in forma e continuare il tuo viaggio a piedi, dopo averti convinto ad acquistare una macchina in leasing con il bonus coglione. L’ansia comune di affrontare le giornate cupe, le discussioni generazionali o i fuffaguru che in cuor tuo lo sai, il dubbio che abbiano scoperto qualche formula segreta per il successo rimane un pensiero legittimo.
Se sei un Millenials ho detto tutto, visto che siamo la generazione più complessata della storia. Te ne raccontano una e il giorno dopo non vale più la regola d’oro. Confusi non sappiamo mai da che parte prendere il toro, per le corna o per il culo. Affrontare il dramma o riderci sopra. Scusate per l’entrée di parolacce, ma ci son giornate che cominciano con un cristone e le volgarità rimangono sulla pelle come una pomata oleosa.
Oggi scrivo la mia letterina di Domenica, perché su Torino vige lo sguardo di un cielo plumbeo. Su carta è presentato con un “SE”. Potrebbe essere stabile, piovere o tirare un vento da mare aperto. Perché quando la pioggia è scarsa per un lungo periodo, lo sai che potrebbe sfogarsi in un unico e rumoroso colpo di tosse.
Quindi ti sei salvato dalla mia settimanale lamentala verso il mio nuovo acerrimo nemico, il supermercato, per lasciare spazio all’argomento che quando lavori all’aperto, è motivo di gioia o di panico per grandi e piccini.
IL METEO
Non viviamo il meteo come i comuni mortali.
Non guardiamo fuori dalla finestra, qualche nuvola e facciamo spallucce. Non ragioniamo sull - ”OK, prendo l’ombrello” o “Tanto sono in macchina”.
Lo viviamo in maniera ossessiva. Il meteo decreta prima ancora di uscire di casa se oggi lavorerai o meno. Se sei un impavido o hai finito i risparmi, affronti ogni situazione a testa alta. Se il tuo baracchino ha un tettuccio sopra la testa tiri un sospiro di sollievo. Chi vive portandosi dietro un ombrellone o un gazebo arranca. Chi vende merci che si possono rovinare con la pioggia impazzisce.
Apri la tua APP preferita. Di solito ne consulti almeno due. Anche tre se la giornata è bollata come variabile. 3B METEO, METEO&RADAR o AREONAUTICA MILITARE.
I tre profeti della pioggia.
L’uomo del mercato smanetta tutto il giorno sul cellulare, controllando ora per ora gli aggiornamenti di un tempo che cambia. Volatile e ingestibile. L’elemento su cui non puoi avere nessun controllo. La nuvola non incide solo per la pioggia. Anche sull’umore delle persone. La voglia di uscire di casa, passeggiare, fare acquisti.
Anche con zero gradi, una bella giornata luminosa accende il sorriso. Un cielo grigio, triste e deprimente la Domenica mattina, inchioda la stanchezza nel letto, facendo presa tra le lenzuola calde. Ammorbidisce la palpebra che si richiude su sé stessa, accompagnandoti in un sonno profondo.
Tu che devi decide se uscire o meno, se passare sei o sette ore seduto su una sedia, con l’umidità nelle ossa e il naso fisso rivolto al cielo, ci pensi su.
Perché il meteo è BASTARDO.
Può capitare che piova mentre sopra la tua testa è presente un mare cristallino. Tutti a cercare la nuvoletta del più sfigato dei ragionieri. Altre giornate il cielo è nero. Di quel nero che ti tocchi le balle quando ti attraversa la strada, e non cade una singola goccia.
Giornate come oggi fanno paura. Ieri segnava pioggia, oggi no. Forse più tardi. Sembra tenere eppure ti è già capitato altre volte che i sistemi sbaglino. Rilevano umidità, un poco di sole. Venti per cento di probabilità e potrebbe essere un’altra percentuale inventata, per darti un minimo senso di sicurezza. Pioggia da un millimetro significa disastro imminente. Non ha il coraggio di rovinarti la giornata, ma si concede l’infamata di bagnare. Quella sottile e infida simil nebbia, leggera e inesorabile che penetra nel legno, nelle stoffe, nei polmoni. Rischi la sofferenza da cane bagnato, sia per aumento di massa e peso del banco, che per ogni colpo di gola acquisito, il level UP di un videogioco in cui vinci una pertosse.
Ho visto uomini adulti. Fatti e finiti inveire contro lo schermo del cellulare.
“AVEVI DETTO ALLE CINQUE, STRONZO!!”
Perché tu pensi che basti un riparo sopra la testa. Che si possa decidere semplicemente di non andare. Ma se hai già pagato lo stallo e nessuno ti rimborsa, la giornata non la puoi semplicemente perdere. Un gazebo se travolto da una ramata d’acqua non è detto che sopravviva. Se hai acquistato un buon modello per evitarti la doccia ogni Domenica, perdere il tuo fedele amico a quatto zampe significa altri soldi che escono per un party dove si è presentato solo tuo cugino. Quello che speravi avesse perso l’invito.
Ancora peggio quando tira vento. Il gazebo o l’ombrellone parte. Fisicamente la struttura fa effetto vela e te lo ritrovi dall’altra parte della strada, del campo, della collina. Lui va, per conto suo. Come una gigantesca palla di erbacce bianche dalla forma irregolare. A volte lo riacchiappi. Altre no. Leggende raccontano di gazebi che hanno preso il largo, sono partiti per mare e nessuno li ha più visti. Speri un giorno di ricevere una lettera. Che si siano rifatti una vita, abbiano messo su casa. Fatto fortuna in America e visitato infinte sagre delle porchetta.
Con i prodotti alimentari ancora meglio. Lasciali appesi e li troverai da stagionati ad essiccati in un pomeriggio. Chi raggiunge il banco combattendo controvento, potrà rapidamente essere riaccompagnato lontano, sospinto da quella gentile violenza che solo l’aria sa vantare, dopo aver constatato che la ricotta è asciutta e lo stracchino secco.
Ci dovete scusare, se per noi non è un argomento per passare il tempo togliendosi dall’imbarazzo di una pessima conversazione.
Arrivato alla fine di questo scritto, dopo l’ennesima panoramica su Torino, intento a studiare attentamente i movimenti delle macchie azzurre come particelle al microscopio, mi affaccio sul balcone per annusare l’aria fresca come un cane che fiuta la preda. Mi ha fregato troppe volte. Volte in cui uscito dalla porta ha iniziato a picchiettare, giornate in cui al limite, si è stabilizzato , ma per strada ci siamo ritrovati solo io e la mia ombra.
METEO STEFANO decreta che verso le due inizia la stronza, sottile malevola e infame, ottima per bagnare i campi, pessima per iniziare una giornata. Magari mi sbaglio, e concludo che con un tempo così, oggi la gente starà a casa a guardare una serie su Netflix.
Ma ritornerò. Settimana prossima, solito posto, solita ora.
- Stefano



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