RABBIA
Questa settimana è stata un mix di emozioni altalenanti. Momenti di felicità, scanditi a tratti dalla tristezza. Poi arriva quella sensazione di rabbia diffusa che ti irrita la bocca dello stomaco. Le mani fremono, ma non vuoi rovinare quel momento speciale in cui scarichi le ultime energie scrivendo. La rabbia porta alla sfogo, lo sfogo alla lamentela. Quando finisci ti senti esausto e in men che non si dica ti ritrovi a macinare quattordici pagine di pipponi maleodoranti scavati a forza nei liquami della vita e della società. Rimanere osservatori imparziali risulta difficile.
Diventa una reazione a catena. Ti lamenti di un atteggiamento. Una decisione ti fa storcere il naso. Ti infastidisce lo sguardo di una signora. La stanchezza ti fa calare l’entusiasmo. Il male ai piedi ti rallenta. Un pezzo non si incastra come si deve e perdi tempo. Sbagli ciò che sei abituato a fare tutti i giorni con naturalezza. Un evento si trasforma in giornata da eliminare in calendario. Il ritorno si allunga su strade in salita.
A volte la catena è corta. Dura poche ore. Altre si prolunga per giorni. Aggiungiamo un anello alla volta. Lo battiamo noi, sull’asfalto. Vengono fuori brutti, grezzi. Di ferraccio pesante. Quei begli anellini perfetti, curati e lucidati che abbiamo agganciato nelle giornate precedenti, fatti di amore, di passione non riescono a sostenere il peso di tanta fretta.

Una lunga striscia deformata composta da elissi distorte. Si allungano. Stridono a terra cercando di agganciarsi a ciò che trovano. Altra sporcizia. Detriti. Immondizia.
Bisogna fermarsi e ripulire il tutto. Rimettere su ogni anello e iniziare a martellare, alleggerire. Rimodellare.
La mia passione per i supermercati è pura estasi. Un momento speciale. Quante volte ti capita di passare per strada e vedere file ordinati dei nostri prodotti spazzatura preferiti curati nei minimi dettagli? Aggiunge emozione alla giornata plumbea del cielo torinese. Stacca dallo scrolling anonimo del cellulare per catapultarci in un ambiente caldo, accogliente. Pieno di suoni croccanti, sacchetti fruscianti e colori vivaci. Lattine piene di sostanze eccitanti per affrontare le giornate dure, da tracannare in fretta, regalandoci frizzanti attimi di gioia ed insolite puzzette. Quelle da sganciare in ascensore, arricciando gli angoli della bocca con un sorrisetto prima di lasciarle in compagnia della nostra collega antipatica del pomeriggio.
Aspetto con ansia quel momento della giornata. Quando voglio solo tornare a casa e chiunque decide allegramente di interporsi tra me e la mia destinazione. Amo come passante camminare in obliquo occupando l’intera carreggiata. OH, il piacere di ciondolare a destra, a sinistra. Prendere le vie contromano. In veste di pilota da formula UNO che non ce l’ha fatta, segare il rosso di quella lucetta di servizio, messo lì da qualche sbruffone che vuole dirmi cosa fare e quando farlo. Maledetto capitalista. Adoro parcheggiare in doppia fila, anche terza se la situazione lo consente. Nei passi carrai. Mi piace sentire il suono clacson delle altre macchine che cercano la mia attenzione. Non capisco perché mi debbano disturbare quando parte il verde mentre sto rispondendo ai messaggi. Un coro di strombazzi seguito da una sirena che si avvicina. Calmatevi, mica sta morendo qualcuno!
Amo le mie abitudini. Comprendono la colazione. La passeggiata. La corsetta. Ho il mio percorso e i miei orari. Mi infastidisce trovare la strada piena di persone, intente ad osservare qualcosa che non dovrebbe stare lì. Un banco dei libri, una bancarella colorata. Tra i tanti posti che ci sono, stamattina dovevano andare a piazzarsi lì. Poi senza avvisare, tra l’altro. E dappertutto. A me piace scoprire la città, cercare posti nuovi, quegli angoli particolari. Gli eventi speciali. Faccio non poca fatica a godermi un momento di relax in mezzo a tutte queste persone. Alla fine in questo caos, riesco ad arrivare alla mia amata Bauli. Finalmente mi posso godere una bella brioche artigianale con cioccolata calda, che così non la fa nessuno. Faccio infine un giretto da Humana Vintage, per cercare la nuova collezione di vent’anni fa e me ne torno a casa. Tanto in giro non c’è mai nulla da fare. Che barba.
NO
NO
NO
SI
NO
SI
NO
SI
NO
NO
SI
NO
AHAHAH
AHAHAHAHAH
AHAHHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAH
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH
YAWWH
Cavolo, sono già le due di notte. Domani devo andare a lavorare. Però mi è passato il sonno, non so il perché.
Pulita la catena. Mi sento meglio.
Posso ora concentrarmi sulle vittorie.
Una cliente che aveva comprato un mio anello per non farsi scappare un anellino largo per il dito. Dopo un anno il mio è diventato il pezzo principale, l’altro sta a casa nel cassetto. SUCA anellino. Ho vinto io.
Una mamma che torna entusiasta. Il figlio piccolo aveva voluto un braccialetto e lo adora. Lo indossa sempre, lo fa vedere a tutti gli amichetti. Forza che conquistiamo le elementari!
Una collana grande, un pezzo Deluxe come regalo da parte delle amiche. Una conferma di un lavoro bene fatto. L’impressione di diventare parte di Torino. Fare parte un ecosistema che si consolida.
Guarda quanto lavoro bisogna fare, per avere una catena bella, curata e ordinata. Bisogna guardare le cose sotto altre prospettive. Anche quelle che non ci rappresentano. Saldare bene tra di loro i momenti felici. Ridere, perché fa bene
- Stefano
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